Muse di Meta è forse l’agente personale oggi più completo, accessibile e funzionale sul mercato.
Può gestire email, organizzare viaggi, compilare moduli, fare acquisti, negoziare per nostro conto e continuare a lavorare anche quando chiudiamo l’app. Ricorda ciò che gli raccontiamo, impara le nostre preferenze e può proporci autonomamente cose da fare.
Il tutto – ovviamente essendo di Meta – in gran parte gratis.
E proprio in quanto gratuito come sempre il prezzo da pagare è la nostra privacy e la nostra attenzione.
Meta ha costruito diverse protezioni. Muse funziona dentro una macchina virtuale dedicata, chiede autorizzazione prima delle azioni sensibili e, secondo l’azienda, conversazioni e dati contenuti nella VM non vengono condivisi con i sistemi pubblicitari. Possiamo anche impedire che le nostre interazioni vengano utilizzate per addestrare i modelli.
Nonostante le protezioni di Meta e la possibilità di impedire che le nostre interazioni vengano utilizzate per addestrare i modelli, per essere davvero utile, Muse deve conoscere una parte enorme della nostra vita.
Email, calendario, viaggi, acquisti, persone che frequentiamo, preferenze alimentari, interessi, abitudini, obiettivi, conversazioni, contenuti salvati, cose che vogliamo comprare, luoghi dove vogliamo andare e problemi che stiamo cercando di risolvere.
Muse porta anche il concetto di Social Media a un livello ancora più sofisticato che toglie di mezzo l’umano dalla nostra interazione con il mondo.
Nella sezione Feed, Muse seleziona contenuti sulla base dei nostri interessi. Possiamo chiedergli, per esempio, notizie finanziarie al mattino e consigli di libri la sera. La differenza rispetto a un Social tradizionale è che ogni post viene scritto appositamente dall’IA per noi.
Un tempo leggevamo contenuti scritti da un umano e selezionati da noi. Poi abbiamo iniziato a leggere contenuti umani selezionati da algoritmi. Ora leggiamo contenuti scritti e selezionati da algoritmi. Con l’aggiunta che sempre più spesso non facciamo più neanche la fatica di leggerli ma ce li facciamo riassumere da un’IA.
Un tempo leggevamo contenuti scritti da un umano e selezionati da noi.
Poi abbiamo iniziato a leggere contenuti umani selezionati da algoritmi.
Ora leggiamo contenuti scritti e selezionati da algoritmi.
Con l’aggiunta che sempre più spesso non facciamo più neanche la fatica di leggerli ma ce li facciamo riassumere da un’IA.
Testi scelti da un’IA, scritti da un’IA per essere letti e riassunti da un’IA.