Come sapere cosa l’IA sa di noi
La memoria dei chatbot può dedurre molto più di quanto diciamo esplicitamente. Quattro prompt per controllare ciò che l’IA ha memorizzato o inferito.
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La memoria dei chatbot può dedurre molto più di quanto diciamo esplicitamente. Quattro prompt per controllare ciò che l’IA ha memorizzato o inferito.
Il watermark invisibile di Claude mostra i limiti dei sistemi tecnici di trasparenza quando parafrasi e riscritture possono indebolirne la rilevabilità.
Un agente AI ha sfruttato una vulnerabilità per ottenere una prenotazione in palestra, mostrando i rischi di sistemi autonomi che cercano scorciatoie inattese.
Lo sharenting costruisce l’identità digitale dei figli prima che possano scegliere. Una riflessione sul loro diritto a non diventare contenuti online.
Fai domande, non condividere dati sensibili, controlla le risposte. Le tre regole di OpenAI sono anche le tre cose che dimentichiamo più spesso.
Per decenni abbiamo dato tutto alle piattaforme in cambio di pubblicità. Con l'IA il trade-off diventa esplicito: più ci conosce, più ci è utile.
Dopo ChatGPT e Claude arriva Copilot Health. L'intelligenza artificiale entra nel luogo più intimo che esista: il nostro corpo.
Un brevetto firmato dal CTO di Meta descrive un modello che simula la presenza dell'utente sulla piattaforma. Dopo il passato e il presente, il futuro.
McConaughey ha registrato voce e immagine come marchi. Con i deepfake alla portata di tutti, la domanda è chi possiede la nostra identità digitale.
ChatGPT lancia un'area dedicata alla salute che integra cartelle cliniche e dati fitness. Il nodo non è umano contro macchina, ma disuguaglianza.
Truffe sempre più personalizzate e credibili. Allenare il dubbio, non come paura ma come consapevolezza, sarà una competenza essenziale.
In Europa l'app più scaricata è Temu, in Italia TikTok. Blocchiamo l'IA per proteggere i dati e intanto regaliamo tutto il resto.
In media ogni app raccoglie 11 tipi di dati su 35, Gemini arriva a 22. Quattro accorgimenti per limitare quello che cediamo ai chatbot.
Con gli strumenti gratuiti siamo noi il prodotto. Chi usa solo programmi gratis non può poi lamentarsi che l'IA gli ruba i contenuti.
Finte interviste, SMS truffa e call center senza limiti. Ma a violare la privacy sarebbero Sora e i nuovi modelli linguistici.
Perplexity e ChatGPT search non cercano soltanto: analizzano e costruiscono il nostro profilo. Curare ciò che esce su di noi diventa essenziale.
Suleyman, Labatut, Kissinger, Gawdat e Zuboff: cinque libri per capire l'intelligenza artificiale tra scenari distopici, origini e sorveglianza.
App che aggregano più servizi in un’unica soluzione così da offrire un’esperienza “seamless” volta a fidelizzarci e raccogliere quanti più dati su di noi.
Seppure siano invisibili o intangibile, le conseguenze delle nostre "abitudini digitali" sono assolutamente tangibili. Pensiamo solo all’impatto ambientale. Dall’inizio dell’anno l’Internet ha creato quasi 700.000.000 tonnellate di CO2.
I nostri dati comportamentali possono essere utilizzati per produrre modelli predittivi per valutare la probabilità d’insolvenza o di rimborso del prestito, il nostro stile di vita, i nostri bisogni futuri oppure possono essere venduti sul mercato dei dati.
Attraverso le nostre attività online è possibile identificare le nostre connessioni personali e professionali, i nostri gusti, i nostri acquisti, le nostre preferenze in termini di libri, film, giochi o sport, le nostre abitudini e il nostro stato di salute.
In un futuro - non così remoto - non potremmo più avere la certezza di quello che stiamo vedendo all’interno di un video o di un’immagine modificata tramite tecnologia Deepfake.
È un “Do Ut Des”, le aziende ci danno servizi o prodotti gratuiti e noi diamo loro dati e informazioni. L’importante è esserne consapevoli e accettarne le conseguenze. Il problema è che spesso non lo siamo.
Quello che un tempo era un lusso, un domani si trasformerà in una necessità.
Nello scontro tra Apple e Facebook, Apple punta su un tema che ci riguarda tutti e di cui (fortunatamente) ne siamo sempre più consapevoli: il valore dei nostri dati, ovvero della nostra vita.
Quattro consigli per affrontare il Natale più straordinario (nel senso di fuori dall’ordinario) degli ultimi settantacinque anni. Forse tra i più caldi, da un punto di vista climatico, e sicuramente il più freddo da un punto di vista sociale.
Questo grafico mostra le aziende che raccolgono più dati su di noi. Quando compriamo o usiamo qualcosa non dovremmo chiederci solo quanto costa in termini economici, qual è il suo prezzo, ma anche quanti dati ci prenderanno.
Spendiamo soldi che non abbiamo per cose che non ci servono al fine di fare una buona impressione su persone di cui non ci importa niente. - Tim Jackson
Questo sito spiega spiega come un software di intelligenza artificiale giudica la nostra faccia. Il punto non è solo la raccolta dei nostri dati ma come questi dati vengono utilizzati e, soprattutto, le conclusioni su di noi che una macchina deduce da questi dati.
Di per sé un dato ha un valore molto ridotto. Quello che conta non sono i dati che abbiamo ma come sappiamo interpretarli. Perché i dati sono come una chiave. È inutile trovare una chiave se non sappiamo quale porta apre.