Il tuo primo lavoro? Battere ChatGPT

Il tuo primo lavoro? Battere ChatGPT.

In una recente comunicazione interna, il CEO di Shopify, Tobi Lütke, ha scritto che: «Prima di chiedere nuove assunzioni o risorse, i team devono dimostrare perché l’AI non può fare quel lavoro.»

Tradotto: per assumere una persona, devi prima spiegare perché non basta ChatGPT o un altro strumento AI per fare quella mansione.

E qui si apre un tema enorme per chi sta entrando oggi nel mondo del lavoro.

Perché se quello che un giovane professionista sa fare può essere fatto meglio, più velocemente e a costo (quasi) zero da un’AI… che valore porta?

Secondo una ricerca dell’IBM Institute for Business Value infatti l’Intelligenza Artificiale Generativa ha un impatto di gran lunga maggiore sui lavori “Entry Level” ovvero quelli che facciamo all’inizio della nostra carriera.

E come non essere d’accordo? Se usato correttamente, ChatGPT è lo stagista o l’assistente perfetto. Scrive, sintetizza, traduce, programma, analizza, organizza… ed è sempre disponibile, 24/7.

Da cui il paradosso per cui:

  • Per lavorare serve esperienza.
  • Per fare esperienza serve lavorare.

Come se ne esce?

Meno stage e più progetti imprenditoriali.

Una soluzione infatti potrebbe essere incentivare le start-up più che gli stage. Attraverso finanziamenti, tutoraggio e investimenti pubblici e privati, dare ai giovani che stanno entrando nel mondo del lavoro la possibilità di imparare non con uno stage ma con un progetto imprenditoriale, così che possano vedere ogni aspetto di un’azienda e acquisire competenze che fuori dal mondo del lavoro non potrebbero acquisire.