Telepatia = Crimine (poi corretto con Telepatia ≠ Crimine)

Telepatia = Crimine (poi corretto con Telepatia ≠ Crimine)

Ci sono scritte che sembrano denunciare un reato che ancora non esiste, ma che qualcuno teme profondamente. Telepatia = Crimine sembra dire: il problema non è ciò che fai, ma ciò che riesci a cogliere prima che venga detto.

E qui viene in mente Günther Anders, filosofo oggi poco frequentato ma lucidissimo. Anders parlava di dislivello prometeico: la distanza crescente tra ciò che produciamo e ciò che siamo capaci di comprendere moralmente. In questo senso, la “telepatia” non è magia, ma la capacità di ridurre quel dislivello, di intuire le conseguenze, di sentire prima. Ed è proprio questo che diventa intollerabile: capire troppo presto rende irresponsabile chi preferisce non sapere.

Accanto a lui, quasi in sordina, si può sentire Édouard Glissant e la sua poetica della relazione. Glissant difendeva il diritto all’opacità: il diritto di non essere completamente leggibili. Se la telepatia è un crimine, allora forse lo è perché viola questa opacità, perché costringe l’altro a essere trasparente. Non tutto deve essere compreso, non tutto decifrato. Anche la comprensione, quando è totale, può diventare una forma di violenza.

Questo muro allora non parla di poteri mentali, ma di un conflitto più profondo: tra chi vuole un mondo semplificato, prevedibile, leggibile a colpo d’occhio, e chi insiste nel percepire le zone d’ombra, i non detti, le contraddizioni.