Sei tu il mio turista per sempre.

Muro filosofico #17: “Sei tu il mio turista per sempre” una frase trovata su un muro di Milano che suono quasi come un ossimoro. Da una parte il simbolo della mobilità, il turista. Dall’altro il simbolo dell’eternità, per sempre. Unito dal romanticismo di affrontare questa strada insieme.

Un accostamento che mi ha ricordato il concetto di turista di Bauman, inteso come una persona che vive sempre al di fuori di tutto, che evita «come il fuoco tutto ciò che esiste per sempre» e nella cui vita «la mobilità è il valore supremo». Come un moderno filosofo di Platone, condannato a vivere senza una casa propria (αοἶκος, cioè senza-dimora) o come lo Zarathustra di Nietzsche che è dovunque e, contemporaneamente, in nessun luogo, per il turista tutto è ridotto a frammento, mobilità, episodio, incontro superficiale tra cose o persone. Quello che importa non è la meta, ma il viaggio in sé.

In quest’ottica anche la strada perde di valore perché «dove c’è una strada c’è la possibilità di smarrirla» e la nostalgia di casa supera il suo bisogno. In questa direzione, una delle più grandi sfide è tornare a credere nel concetto di futuro, innamorarsi dell’idea di costruire, superare la paura dell’impegno conservando però la capacità di movimento e di cambiamento senza quindi farsi ingabbiare in un’idea che non percepiamo come nostra. Essere turisti, insieme, per sempre.