Progettiamo la tecnologia per noi o noi per la tecnologia?

Per millenni la direzione è stata una sola. Inventiamo la ruota per non portare pesi. Inventiamo la stampa per non copiare a mano. Inventiamo il computer per non calcolare a mente. La tecnologia al servizio dell’uomo.

Oggi per la prima volta la direzione si sta invertendo.

L’IA generativa è la prima tecnologia che non si adatta a noi. Siamo noi che dobbiamo adattarci a lei.

Va troppo veloce per i nostri tempi di lettura. Produce troppo per la nostra capacità di controllo. Apre troppe possibilità per la nostra capacità di scelta. Risponde prima che abbiamo finito di pensare alla domanda.

Chi la usa senza adattarsi finisce nel cosiddetto “Brain Fry”: sovraccarico cognitivo, nebbia mentale, decisioni peggiori. Chi non la usa resta indietro.

E dunque per usare al meglio l’IA dobbiamo “riprogettarci”.

Imparare a concentrarci diversamente, perché l’IA frammenta l’attenzione. Imparare a decidere più velocemente, perché l’IA ci sommerge di opzioni. Imparare a distinguere ciò che vale la pena fare da ciò che possiamo delegare. Imparare a fermarci, in un mondo che non si ferma mai.

Dobbiamo sviluppare nuove competenze cognitive – scomposizione dei problemi, pensiero critico, discernimento – non perché siano belle da avere, ma perché senza di esse la tecnologia ci travolge invece di servirci.

Nessuna tecnologia precedente ci aveva chiesto tanto.

Il martello non richiedeva un corso. L’automobile richiede solo una patente. L’IA richiede invece un cambio di sistema operativo mentale. Non stiamo più adattando lo strumento alla mano. Stiamo adattando la mano allo strumento.