Uno dei più grandi rischi del XXI secolo è la de-personalizzazione delle nostre azioni. L’anonimato di internet, la matematica dietro la finanza, la responsabilità limitata degli amministratori delegati, le vertiginose scatole cinesi delle corporation, le leggi ad personam della politica, la cartolarizzazione dei prestiti e tutti gli artifici dell’epoca contemporanea, ideati per spostare la responsabilità dal chi al cosa, hanno creato un sistema dove il concetto di persona è sempre più distante dalle conseguenze delle sue azioni. Quando invece il destino, nostro e del mondo, dipende da chi lo fa, non da cosa lo fa. Oggi invece sempre più persone prendono sempre più decisioni senza poi viverne le conseguenze.
Oggi sempre più persone prendono sempre più decisioni senza poi viverne le conseguenze.
L’autore Nassim Nicholas Taleb parla di “Skin in the game”, ovvero essere direttamente responsabile delle proprie decisioni. Una sorta di “Giocarsi la pelle”. «Oggi c’è meno “Skin in the game” rispetto a cinquant’anni fa, o anche a vent’anni fa.» dice Taleb «Sempre più persone determinano il destino degli altri senza doverne pagare le conseguenze. Le persone che prendono decisioni in qualsiasi ambito della vita non dovrebbero mai essere isolate dalle conseguenze di tali decisioni, punto. Se sei un riparatore di elicotteri, dovresti essere un pilota di elicotteri. Se decidi di invadere l’Iraq, le persone che lo votano dovrebbero avere figli nell’esercito. E se stai prendendo decisioni economiche, dovresti sostenerne il costo se commetti degli errori.» Della stessa idea è l’attivista statunitense Ralph Nader che ha proposto questa regola: coloro che votano in favore di una guerra dovrebbero avere almeno un familiare che prende parte ai combattimenti.
Un tempo non era così. Quando Napoleone decideva di invadere un Paese, saliva a cavallo e si univa all’esercito. Viveva in prima persona le conseguenze delle sue decisioni. Vedeva le persone morire accanto a lui e lui stesso rischiava di morire. E così è stato per tutti i condottieri prima e dopo di lui. Da Cesare a Federico il Grande, passando per Riccardo I d’Inghilterra, Garibaldi e Giorgio II di Gran Bretagna che fu l’ultimo sovrano britannico che guidò personalmente le sue truppe sul campo di battaglia (nel particolare nella Battaglia di Dettingen del 27 Giugno 1743).
Coloro che votano in favore di una guerra dovrebbero avere almeno un familiare che prende parte ai combattimenti.
A partire dal Novecento invece, si è iniziata a creare una pericolosa distanza tra il chi e il cosa. Tra chi prende le decisioni e il cosa queste decisioni comportano. Chi ordina una guerra non la combatte. Chi fa fallire un’azienda non viene licenziato. Chi sbaglia un investimento non perde i propri soldi e così via.
Questo è pericoloso. Perché si rischia di perdere il senso della realtà. Si rischia di trasformare il destino delle persone in un gioco. Le cui conseguenze ricadono solo sulle pedine e non sui giocatori.