Produttori di tempo.

Più di duecento anni fa, Marx aveva già individuato un paradosso chiave del capitalismo: la spinta a massimizzare la quota dei profitti è in contraddizione con la necessità di un’ampia domanda, ovvero aumenta la produzione ma diminuisce la domanda, perché in un futuro di disoccupati squattrinati nessuno avrà i soldi per comprare tutti i nuovi prodotti e i servizi resi disponibili dall’aumento della produttività.

In un futuro dove sempre più lavori saranno fatti dai robot e, di conseguenza sempre più persone saranno non lavoreranno o lavoreranno meno, chi potrà permettersi i prodotti derivanti da questo eccesso di produzione?

Un paradosso che oggi, con l’accelerazione dell’automatizzazione del lavoro, diventa ancora più attuale: in un futuro dove sempre più lavori saranno fatti dai robot e, di conseguenza sempre più persone saranno non lavoreranno o lavoreranno meno, chi potrà permettersi i prodotti derivanti da questo eccesso di produzione? Potremo arrivare a un futuro in cui i lavoratori dovranno produrre e guadagnare con il solo fine di poter spendere e quindi continuare ad alimentare la macchina del capitalismo?

Oltre che ai soldi però, lo stesso principio potrebbe essere applicato al tempo. Oggi stiamo tutti diventando “Content Creator”. Produciamo di continuo contenuti (fotografie, video, testi, frasi, articoli, idee, podcast, newsletter, blog, messaggi) che condividiamo nella speranza di attirare l’attenzione (e quindi il tempo) di una community quanto più grande.

In un mondo dove tutti investono il proprio tempo per creare contenuti, chi avrà il tempo per guardarli?

Tuttavia produrre questo contenuto richiede tempo, tempo che non possiamo dedicare alla fruizione di altro contenuto. E da qui il paradosso di marxiana memoria: in un mondo dove tutti investono il proprio tempo per creare contenuti, chi avrà il tempo per guardarli?