Perfezionismo vs Innovazione.

Il 29 Agosto 1966 i Beatles chiudono il loro tour americano a Candlestick Park, San Francisco. Sebbene fossero la band più redditizia della storia della musica e a quel concerto ci fossero 40.000 spettatori, l’organizzazione del concerto era stata così “garibaldina” e spartana che sul palco ogni volta che Paul McCartney si avvicinava troppo al microfono prendeva una piccola scossa e l’impianto audio era così amatoriale che dal fondo la voce di John Lennon non si sentiva.

È qualcosa cui penso spesso quando sto per lanciare un nuovo progetto.

I Beatles hanno fatto la storia della musica non perché i loro concerti erano perfetti ma perché erano innovativi, e proponevano qualcosa che nessuno aveva fatto prima.

Molto spesso infatti innovazione e perfezione, o meglio perfezionismo, non sono compatibili.

L’obiettivo quando si lavora a qualcosa di nuovo e innovativo non è essere fin da subito perfetti, ma perfezionarsi ogni giorno, strada facendo. L’obiettivo non è essere fin da subito i migliori, ma migliorarsi ogni giorni, errore dopo errore.

Del resto, come scrive Carlo Rovelli nel suo ultimo libro: «Non si diventa Einstein se non si ha il coraggio di pubblicare cose sbagliate».

L’obiettivo quando si lavora a qualcosa di nuovo e innovativo non è essere fin da subito perfetti, ma perfezionarsi ogni giorno, strada facendo. L’obiettivo non è essere fin da subito i migliori, ma migliorarsi ogni giorni, errore dopo errore.

Allo stesso modo non si può costruire nulla di innovativo se non si ha il coraggio di fare errori, o se non si accetta il fatto che all’inizio non saremo mai perfetti come vorremmo essere.