“The social media president” così un recente articolo del New York Times definisce Donald Trump.
Il 6 settembre, durante una domenica trascorsa nel suo golf club in New Jersey, Trump ha pubblicato 60 post in 10 ore e 41 minuti su Truth Social. A un certo punto ne ha pubblicati sei in due minuti e altri 27 nell’arco di poco più di un’ora.
Molti contenevano immagini generate con l’IA.
Trump che minaccia il primo ministro canadese con una mazza da hockey. Trump che bombarda obiettivi nemici. Trump a cavallo accanto a George Washington. Trump che pattuglia le strade insieme a robot armati. Mappe in cui la bandiera americana copre Canada, Messico, Groenlandia e altri Paesi.
Durante il suo primo mandato la comunicazione di Trump sui social era soprattutto fatta di parole.
L’IA gli permette ora di trasformare quelle parole in immagini e di rappresentare visivamente, in pochi secondi, qualsiasi scenario voglia comunicare. E questo ha reso la sua attività social ancora più intensa e visiva.
Trump ha portato dentro la presidenza molte delle logiche che hanno definito l’epoca dei Social Media. Comunicazione diretta, disintermediazione, provocazione, frequenza, personalizzazione estrema, competizione continua per l’attenzione.
Per questo il concetto di social media president descrive bene una parte della sua comunicazione politica.
Solo che, per certi aspetti, quella fase appartiene già al passato.
Siamo all’inizio di una nuova era in cui l’IA può amplificare ulteriormente quelle dinamiche e crearne di nuove.
Un presidente potrà produrre migliaia di contenuti personalizzati, creare immagini e video istantaneamente, parlare contemporaneamente a pubblici diversi, affidare ad agenti parte della propria comunicazione e forse mantenere una presenza digitale continua anche senza intervenire personalmente.
A quel punto, cosa succederà? Dopo il social media president, come sarà il primo AI president?