Le competenze umane che rischiamo di perdere con l’IA

Sabato 23 novembre 2024, tre cugini di trent’anni salgono su un’automobile per andare a un matrimonio a Faridpur, nello stato indiano di Uttar Pradesh. Come è ormai abitudine di molti, prima di partire impostano il tragitto su Google Maps. Partono e dopo qualche chilometro la app indica loro di attraversare un ponte sopra il fiume Ramganga nel distretto di Bareilly. Gli uomini non si fanno domande, continuano a guidare seguendo fiduciosi la rotta indicata dal navigatore. A un certo punto però, il ponte s’interrompe, e i tre uomini precipitano nel fiume morendo nello schianto.[4] Questa è ovviamente una estrema conseguenza, forse unica nel suo genere, degli effetti di delegare troppo a una tecnologia. Miliardi di persone ogni giorno usano Google Maps per orientarsi senza perdere la vita precipitando da ponti incompleti. Tuttavia è una storia che mette bene in luce come oggi stiamo perdendo competenze che un tempo erano essenziali per noi, come in questo caso il senso dell’orientamento. E le stiamo perdendo perché abbiamo deciso, in maniera più o meno consapevole, di delegarle a una macchina. Abbiamo smesso di farle nostre, perché a un certo punto è arrivata una tecnologia in grado di eseguirle meglio di noi. In passato è successo con molte altre competenze. Pensiamo all’abilità di fare i conti a mente: perché farli noi quando c’è una calcolatrice che può farli al posto nostro? Oppure alla tessitura: perché farci noi un maglione quando esiste una macchina che può farlo per noi? Eppure un tempo tanto saper tessere una coperta, quanto fare calcoli a mente o sapersi orientare in una città erano competenze essenziali per la sopravvivenza. Senza coperte saremmo morti di freddo, senza saper far i calcoli non saremmo progrediti e senza sapersi orientare ci saremmo perduti.

L’elenco potrebbe andare avanti, pensiamo, per esempio, alla memoria. Oggi abbiamo molti strumenti che ci possono aiutare a ricordare le cose importanti. Dalla rubrica del telefono per non dimenticare i numeri, agli svariati software per archiviare appunti e idee, fino ai calendari digitali che ci ricordano ogni giorno appuntamenti, compleanni e attività da fare. È dunque plausibile ipotizzare che presto ridurremo la nostra capacità di memorizzare informazioni. Anche qui vale la stessa regola: perché farlo quando c’è una macchina che può farlo per noi? Tuttavia la memoria è una competenza chiave per il nostro sviluppo e per la nostra creatività. Non ha solo una funzione meramente pratica, ma ci aiuta a mettere a punto idee, migliorarle ed elaborarle. Per esempio, durante un’intervista, Paul McCartney ricordava come all’inizio della sua carriera nei Beatles, non avesse a disposizione registratori portatili e così, ogni volta che gli veniva in mente un ritmo per una canzone, lo canticchiava nella sua testa per tutto il giorno in modo da ricordarselo. E quando finalmente era in sala prove, se non si era dimenticato quel ritmo, allora poteva funzionare. «Iniziammo a renderci conto che le nostre canzoni,» dice Paul McCartney «non volevamo che fossero indimenticabili. Ma [erano tali perché] dovevamo ricordarcele. Era un motivo molto pratico.»[5] Le canzoni dei Beatles sono indimenticabili anche perché per loro in primis dovevano esserlo. Altrimenti non se le sarebbero ricordate.

Nel XIX secolo la rivoluzione industriale ha tolto alle persone la necessità, e quindi la capacità, di fare. Quando è arrivato un telaio in grado di cucire, non è più stato necessario qualcuno che lo sapesse fare. Duecento anni dopo, nel XXI secolo, la rivoluzione tecnologica potrebbe togliere alla persone la necessità, e quindi la capacità, di pensare. Quando c’è una macchina che può scegliere e pensare per noi, non serve più saperlo fare.

Oltre alla memoria, un’altra competenza “a rischio di estinzione” è la scrittura manuale. Un’abilità che può ormai apparire anacronistica. Già oggi infatti per molti dei contenuti che creiamo, dalle email che inviamo agli articoli che scriviamo, utilizziamo un computer e una tastiera. Eppure scrivere a mano continua ad avere una sua utilità che non è solo pratica. Durante un episodio di How I Write, il fondatore di OpenAI, Sam Altman, ha rivelato di essere un grande sostenitore della scrittura a mano e di utilizzare molto i taccuini, consumandone uno ogni due o tre settimane. Per Altman, la scrittura è innanzitutto uno strumento per pensare con maggiore chiarezza, tanto da paragonare l’importanza di imparare a scrivere a quella di imparare a programmare.[6] Questo paragone suggerisce che il valore della scrittura, come quello della programmazione, non risiede solo nel prodotto finale (un testo o un’applicazione), ma nel processo mentale che si attiva. Scrivere costringe a strutturare i pensieri, a organizzarli in modo logico e a chiarire le proprie idee. È un esercizio che affina la capacità di ragionamento, indipendentemente dal fatto che il testo venga poi effettivamente utilizzato. Per Altman, quindi, l’atto di scrivere a mano su un taccuino è un metodo attivo per pensare meglio. Dello stesso avviso è il fondatore di YCombinator, Paul Graham che in un post si spinge a prevedere un futuro dove ci saranno persone ancora in grado di scrivere, i writes, e persone che non lo saranno più, i write-nots. Che poi vuol dire un mondo diviso tra chi è in grado di pensare e chi non sarà più in grado di farlo perché ogni volta che sarà sul punto di fare la fatica di pensare o di scrivere si rivolgerà a una macchina che lo farà per lui. Secondo Graham «questa situazione non è nuova. In epoca preindustriale, il lavoro della maggior parte delle persone le rendeva forti. Ora, se si vuole essere forti, si fa ginnastica. Ci sono ancora persone forti, ma solo tra coloro che scelgono di esserlo. Lo stesso accadrà con la scrittura [o con il pensiero]. Ci saranno ancora persone intelligenti, ma solo quelle che sceglieranno di esserlo.»[7]

Per finire in questa seconda categoria, quella di chi continuerà a pensare e a scrivere, dovremo dunque scegliere di farlo. Dovremo resistere alla tentazione, comoda e accessibile, di delegare il ragionamento e il pensiero a una macchina. Dovremo allenare la nostra Retinance, la nostra capacità di adottare l’IA senza smettere di esercitare competenze umane essenziali che rischiano di essere dismesse. Come appunto il senso dell’orientamento, la scrittura manuale, la memoria o, più in generale, l’autonomia. Perché questo è il punto. Quanto vorremo essere autonomi, e quindi mantenere noi il controllo delle nostre competenze, o quanto vorremo essere automi, e quindi dipendere da una macchina per fare molte delle attività che un tempo facevamo noi.

Starà quindi a noi decidere quanto vorremo essere autonomi, e quindi mantenere noi il controllo delle nostre competenze, o quanto vorremo essere automi, e quindi dipendere da una macchina per fare molte delle attività che un tempo facevamo noi.

4. Google Maps leads three men to death as car plunges from incomplete bridge into river in Bareilly, UP, The Economic Times, 25/11/2024, https://economictimes.indiatimes.com/news/india/google-maps-leads-three-men-to-death-as-car-plunges-from-incomplete-bridge-into-river-in-bareilly-up/articleshow/115651260.cms?from=mdr
5. McCartney 3,2,1, Hulu, 16/07/2021, Maggiori informazioni su: https://en.wikipedia.org/wiki/McCartney_3,2,1
6. Sam Altman’s Method for Clear Thinking, How I Write, 17/03/2025, https://www.youtube.com/watch?v=tDmjz6HB-yw
7. P. Graham, Writes And Writes-Nots, 2024, https://paulgraham.com/writes.html