Jeremy Rifkin sottolinea come si stia passando da una relazione venditore-compratore a una fornitore-utente e dallo scambio di proprietà nel mercato all’accesso temporaneo al servizio nella rete. Ma fino a quando lo scambio è ancora di stampo commerciale (pago per il servizio), penso sia più corretto parlare di accesso più che di condivisione.
Personalmente ho sempre viaggiato affittando case ora uso Airbnb, così come ho sempre preso auto a noleggio, ora uso Car2Go, ma il principio di fondo non cambia. Pago per avere accesso a un bene per un breve periodo. Quello che è indubbio invece è che la Sharing Economy sia espressione di una Sharing Society, di una società della condivisione, dove le persone preferiscono l’accesso al possesso e vivono la condivisione come un bisogno primario. Per questo motivo penso che la Sharing Economy sarà il nuovo paradigma economico di riferimento di questi tempi. Con Internet, e più in particolare con la Sharing Economy, si è chiuso un processo dialettico tra individuo e collettività che vedeva nel concetto di noi-la-collettività il paradigma tipico del secondo dopo guerra, poi mutato in io-la-individualità negli anni Ottanta e Novanta e infine divenuto io-la-collettività con l’inizio del nuovo secolo. Stiamo vivendo l’era dell’individualità connessa. Singoli individui che ruotano attorno a nuclei centralizzati come social network o piattaforme dove qualsiasi proprietà, esperienza o capacità può essere condivisa con la collettività.
Viviamo l’era dell’individualità connessa dove il paradigma tipico del secondo dopo guerra, noi-la-collettività, poi mutato in io-la-individualità negli anni Ottanta e Novanta si è oggi trasformato in io-la-collettività.
Un tempo erano relativamente pochi i beni che venivano immessi sul mercato, oggi invece, qualsiasi nostro oggetto o qualsiasi nostra competenza può essere trasformata in una qualche forma di scambio commerciale. Una sorta di All You Can Rent Economy in cui chiunque abbia qualcosa o sappia fare qualcosa la può mettere a profitto.