
Muro filosofico #59: “Nel dubbio di chi essere… non sono” una frase che ho trovato a Milano e che mi ha inevitabilmente fatto pensare a Cartesio.
Nelle sue “Meditationes de prima philosophia” del 1641, Cartesio ipotizza l’esistenza di un certo cattivo genio, non meno astuto e ingannatore che possente, che abbia impiegato tutta la sua industria ad ingannarlo. Il Genio di Cartesio è l’estremizzazione limite del dubbio, ovvero un’ipotesi che ci porta a dubitare di tutto.
Questo dubbio però è l’origine della saggezza secondo il ragionamento per cui io dubito che ci sia un genio maligno che mi inganna su tutto, e poiché l’azione del dubitare rientra in quella del pensare, questo vuol dire che se io dubito, penso e il pensare appartiene a un corpo che sono io stesso. Da cui il celebre aforisma: cogito ergo sum.
E dunque la frase sul muro andrebbe riscritta così: «Nel dubbio di chi essere… io sono».
Un eleggono del dubbio lo troviamo quasi quattrocento anni dopo anche in Daniel Kahneman che nel suo “Pensieri lenti e veloci” scrive: «È saggio prendere sul serio le ammissioni di incertezza, mentre quando qualcuno afferma di essere assolutamente sicuro del suo giudizio sappiamo solo che ha elaborato nella sua mente una storia coerente che non è assolutamente detto che sia vera».
Aveva quindi ragione Churchill quando alla Camera dei Comuni, il 3 giugno 1940, Churchill si dice che abbia detto a un suo connazionale che gli domandava perché avesse, all’ultimo, cambiato idea sulla decisione di patteggiare con i Nazisti: «Coloro che non cambiano mai idea, non cambiano mai nulla».