
Durante un’intervista, un giornalista chiese ad Angus Young, chitarrista e leader degli AC/DC, cosa ne pensasse delle persone che accusavano gli AC/DC di aver fatto 11 album tutti uguali. «Queste persone si sbagliano», rispose Angus Young, «gli AC/DC non hanno fatto 11 album tutti uguali, ne hanno fatti 12».
Il gruppo hard rock australiano AC/DC nasce a Sydney, in Australia, il 31 dicembre 1973. Il primo cantante era Dave Evans che, giudicato troppo glam e troppo poco in linea con lo spirito della band, viene presto sostituito da Bon Scott, entrato nel gruppo in veste di autista dell’autobus. Dopo cinque anni, nel 1979, raggiungono il successo mondiale con l’album “Highway to Hell”, dando inizio a un tour che li porta a suonare in Europa e negli Stati Uniti d’America. Nel 1980 però, all’apice del loro successo, Bon Scott muore a Londra, all’interno di una Renault 5, apparentemente per un’intossicazione acuta da alcol.
Sembra la fine degli AC/DC. Qualsiasi altra band avrebbe probabilmente interrotto la propria produzione musicale dopo la morte del frontman. I Queen non hanno più pubblicato album in studio dopo la morte di Freddie Mercury. Stessa sorte per i Doors dopo la morte di Jim Morrison. I Nirvana si sono sciolti dopo la morte di Kurt Cobain nel 1994. I Sex Pistols si sono separati dopo la morte per overdose di Sid Vicious nel 1979. Ma gli AC/DC superano lo shock e il 25 luglio del 1980 escono con l’album “Back in Black” che rappresenta non solo il loro disco di maggior successo ma anche il secondo album più venduto di tutti i tempi, con 50 milioni di copie, dopo Thriller di Michael Jackson.
Ad oggi gli AC/DC hanno pubblicato 17 album in studio ed effettivamente, se proprio non sono tutti uguali, sono tra loro molto simili. Ma forse proprio in questo sta la loro forza: aver trovato il proprio stile e non averlo mai cambiato.
Potremmo quindi vedere negli AC/DC un buon esempio di quello che in gergo management viene chiamata “Exnovation”, un termine che ha un significato opposto a quello di innovazione e che indica una condizione per cui un prodotto o un processo viene standardizzato per assicurarsi che non venga più innovato.
Innovare a tutti i costi può essere rischioso: si perdono soldi, perché innovare costa, e, contemporaneamente si perde valore, perché il nostro target non apprezza l’innovazione che gli stiamo proponendo.
A differenza di molti altri gruppi gli AC/DC hanno saputo quando smettere di re-inventarsi. Hanno cercato il loro stile e poi come un “Rock And Roll Train” lo continuano a portare avanti senza sentire l’obbligo, oggi molto diffuso, di innovare anche quando il proprio pubblico non richiede innovazione.
Non sempre infatti un prodotto deve essere innovato, a volte va già bene così. Si può migliorare ma non si deve cambiare. Perché il rischio dell’innovazione a tutti i costi, detta anche “Innovazionismo”, è spendere soldi per creare innovazione che non è necessaria, ritrovandosi così in una situazione lose-lose: si perdono soldi, perché innovare un prodotto o servizio costa, e, contemporaneamente si perde valore, perché il nostro target non apprezza l’innovazione che gli stiamo proponendo.