
Secondo un’analisi pubblicata da a16z sui dati di OpenRouter, gli agenti consumano ormai quasi 5 volte più token degli esseri umani. Dal febbraio 2026 il loro consumo è cresciuto di circa 14 volte.
Questo non solo per il lavoro che fanno ma anche per come lo fanno.
Generalmente noi umani facciamo una domanda e aspettiamo una risposta.
Un agente può invece leggere, scrivere, controllare il risultato, usare uno strumento, correggersi e ricominciare. Più dell’85% dei token consumati dagli agenti, secondo gli stessi dati, arriva infatti dal prompt in cache, che continua ad accumulare contesto mentre l’agente procede verso il proprio obiettivo.
Quindi una quantità crescente di Intelligenza Artificiale viene ormai utilizzata da altra Intelligenza Artificiale.

Non solo per lavorare su task che diamo noi alla macchina, ma anche per auto-generare il codice per migliorarsi.
Nel 2025 Dario Amodei aveva dichiarato che, all’interno di Anthropic e di alcune aziende con cui lavorava, la previsione secondo cui il 90% del codice sarebbe stato scritto dall’IA era già sostanzialmente realtà.
I dati ufficiali pubblicati da Anthropic nel 2026 danno una misura ancora più concreta. A maggio, oltre l’80% del codice integrato nel codebase di Anthropic era stato scritto da Claude. Nel secondo trimestre del 2026 un ingegnere dell’azienda produceva mediamente otto volte più codice al giorno rispetto al 2024, soprattutto perché Claude scriveva mentre gli esseri umani dirigevano e revisionavano.
In pratica abbiamo a che fare con una tecnologia che viene usata in misura crescente da altre istanze della stessa tecnologia e che partecipa sempre di più alla costruzione delle proprie versioni successive.
Per quasi tutta la storia della tecnologia gli esseri umani hanno costruito macchine che poi utilizzavano.
Con l’IA potremmo entrare in una fase in cui le macchine useranno enormi quantità di IA per costruire, controllare e migliorare altre macchine.
Anthropic parla esplicitamente di un possibile percorso verso la recursive self-improvement, precisando che oggi non siamo ancora arrivati a sistemi capaci di progettare e sviluppare autonomamente i propri successori.
Però la direzione è interessante.
Abbiamo creato una tecnologia che sta cominciando a diventare uno dei principali utenti di se stessa. E anche uno dei suoi principali sviluppatori.