Conta di più la realtà di una persona o la viralità del suo contenuto?

Una ragazza di 19 anni di nome Janie partecipa alla Bama Rush, il rito di selezione delle confraternite femminili dell’Università dell’Alabama.

Pubblica outfit, balli, aggiornamenti e piccoli drammi quotidiani. In una settimana arriva a circa 1.300 follower e accumula centinaia di migliaia di visualizzazioni.

Solo che Janie non esiste.

È un personaggio creato dall’investitrice Olivia Moore di a16z partendo da una singola immagine generata con ChatGPT. I video sono stati poi realizzati usando diversi modelli di IA, con circa 30 minuti di lavoro al giorno e 100 dollari di crediti.

L’esperimento di per sé non è nulla di nuovo. I Social sono popolati da anni da Virtual Influencer, la parte interessante arriva quando il pubblico comincia a capire che Janie è artificiale.

Gli utenti trovano gli errori. Un cassetto cambia forma. Le scritte sulle magliette diventano incomprensibili. Il volto presenta piccole incoerenze.

Eppure continuano a guardare.

Anzi, quando il pubblico entra nel gioco, inizia a suggerire sviluppi narrativi, criticare le scelte del personaggio e aspettare il video successivo.

Alla fine Moore rivela apertamente l’esperimento e la reazione è molto meno negativa di quanto si aspettasse.

Una spettatrice scrive persino di essersi appassionata più a Janie che a qualsiasi influencer reale.

Ovviamente per me, è importante che una persona che seguo sia reale. Fa tanto la differenza. Ma sarà sempre così? In un futuro molto vicino quanto conterà che la persona che vediamo sullo schermo esista davvero?

Difficile dare una risposta ora, probabilmente dipenderà anche da cosa stiamo cercando.

Se vogliamo una testimonianza, un’esperienza vissuta o una relazione con qualcuno, sapere che quella persona esiste ha un suo peso.

Se stiamo cercando intrattenimento, un personaggio interessante o una storia che vogliamo continuare a seguire, forse molto meno.

Cinema, romanzi e videogiochi funzionano da sempre così. Ci affezioniamo a persone che sappiamo perfettamente essere inventate.

L’IA porta questa tendenza a un nuovo livello in cui questi personaggi possono vivere nello stesso spazio digitale degli esseri umani, pubblicare ogni giorno, rispondere, cambiare e diventare quasi indistinguibili da loro.

A quel punto la questione potrebbe spostarsi. Sempre meno “questa persona è reale?”. Sempre più “c’è qualcosa di reale dietro quello che sto guardando?”.

Un’idea. Un gusto. Una scelta. Qualcuno che ha deciso cosa valeva la pena raccontare.