Nel secondo trimestre del 2026 le visite ai negozi Shopify provenienti dalla ricerca organica sono cresciute del 12% rispetto all’anno precedente.
Quelle provenienti da ChatGPT, Perplexity, Gemini, Copilot, Claude, Grok e altri sistemi di IA sono cresciute del 197%. Quasi tre volte in un anno. Anche gli ordini provenienti dalla ricerca AI sono triplicati.

Sebbene ad oggi la ricerca organica continui comunque a generare più traffico di tutte le piattaforme AI monitorate messe insieme, i dati pubblicati da Shopify mostrano che chi arriva attraverso un’IA si comporta in modo piuttosto diverso da chi arriva da Google.
- Nel Q2 il 50% delle sessioni provenienti dall’IA è iniziato direttamente dalla pagina di un prodotto.
- Chi arrivava su una pagina prodotto attraverso l’IA convertiva circa l’80% in più rispetto al traffico organico.
- Nelle categorie dove serve confrontare caratteristiche, compatibilità e specifiche, il tasso di conversione era circa doppio.
- Nell’abbigliamento la conversione del traffico AI era circa 1,6 volte quella organica. Per gli orologi 2,4 volte e per le collane 2,3 volte.
- Nelle categorie più legate al gusto, l’IA portava nuovi clienti a un tasso circa 1,3 volte quello della ricerca organica.
- Quando l’IA utilizzava i dati strutturati di Shopify Catalog, i clienti inviati convertivano due volte meglio rispetto a quelli provenienti da dati ottenuti tramite scraping o feed di terze parti.
I dati del trimestre precedente raccontavano già la stessa direzione.
Nel Q1 2026 le sessioni provenienti dai chatbot erano cresciute di oltre otto volte in un anno e gli ordini quasi tredici volte. Il 55% delle visite AI iniziava direttamente da una pagina prodotto, contro circa il 20% della ricerca organica. Il tasso di conversione era quasi il 50% superiore e il valore medio dell’ordine del 14% più alto. L’IA superava inoltre la conversione della ricerca organica in 23 categorie su 25, con un vantaggio medio del 56% all’interno di quelle categorie.
Shopify definisce questo fenomeno journey compression.
Con Google possiamo fare tre o cinque ricerche, aprire otto o dodici pagine, confrontare siti diversi e tornare magari qualche giorno dopo per acquistare.
Con un’IA una parte di questo lavoro avviene prima ancora di visitare il sito. Descriviamo quello che cerchiamo, la macchina confronta le alternative, restringe la scelta e ci manda direttamente sul prodotto che considera più adatto.
E siamo ancora in una fase in cui siamo noi a fare clic.
Shopify sta già costruendo infrastrutture che permettono agli agenti di interrogare cataloghi, controllare disponibilità e prezzi e completare direttamente una transazione. La stessa Shopify scrive che la fase successiva sarà quella in cui gli agenti potranno eseguire l’acquisto senza richiedere nemmeno il passaggio sul sito del merchant.
A quel punto cambia parecchio anche Internet.
Per vent’anni abbiamo costruito siti pensando che a visitarli sarebbero state persone.
Abbiamo scelto fotografie, colori, font, video, menu, testimonial e call to action pensando a occhi umani. Ora potremmo iniziare a costruire una parte del web per convincere direttamente le macchine.
Un agente ha meno interesse per una homepage emozionale. Gli servono dati strutturati, prezzi aggiornati, disponibilità, recensioni, caratteristiche tecniche, API e informazioni facili da interpretare. Shopify consiglia già ai merchant di organizzare le informazioni sui prodotti in campi machine-readable e segnala che gli agenti leggono continuamente gli storefront per decidere cosa raccomandare.
Potremmo quindi arrivare a un Internet popolato contemporaneamente da persone e da milioni di macchine che cercano, leggono, confrontano e comprano per conto delle persone.
E forse, paradossalmente, questo potrebbe rivalutare anche il mondo fisico.
Se una parte crescente del web sarà ottimizzata per essere letta dalle IA, entrare in un negozio, parlare con una persona, toccare un oggetto o semplicemente girare senza sapere esattamente cosa stiamo cercando potrebbe diventare un’esperienza ancora più distintamente umana.
Online potremmo delegare sempre più spesso la ricerca alle macchine. Offline potremmo tornare a cercare qualcosa che una macchina fatica ancora a comprimere in una conversazione.