Mi piaci più delle Nike C3.

Muro filosofico #53: “Mi piaci più delle Nike C3” una frase che ho trovato a CastelFrancoVeneto la sera dopo aver tenuto il mio TEDX. Una frase figlia della società materialistica in cui viviamo dove un oggetto (in questo caso una scarpa Nike) viene utilizzata, probabilmente richiamando Mecna che a sua volta richiamava Raf, come termine di paragone per l’amore che si prova per una persona.

Ma questa non è una novità. Spingere le persone ad amare un prodotto così come si amano le persone è uno dei grandi obiettivi del Marketing da almeno sessant’anni. Basta pensare alla teoria dei Lovemarks ideata da Kevin Roberts, secondo il quale, i “Lovemarks”, i marchi d’amore, sono oggetti o aziende che coinvolgono a tal punto il consumatore da farlo innamorare di sé e quindi da fargli comprare ogni nuova versione di ogni nuovo prodotto. La filosofia dei Lovemarks si basa infatti sull’idea di considerare la merce, l’azienda o il prodotto come un’entità vivente che possa essere amata, cui poter essere fedele e con cui instaurare una duratura relazione amorosa. Il marchio veramente forte è quello che viene amato profondamente e incondizionatamente, scrive Roberts. I lovemarks creano loyalty, si differenziano da tutti gli altri, sono inimitabili e possono essere venduti al prezzo che si vuole perché l’amore è la componente aggiuntiva che fa schizzare il plusvalore alle stelle.

Di fronte a questa deriva, valgono le parole di Joshua Fields Millburn dei The Minimalists: «Love people and use things, because the opposite never works»