In realtà nella Slopaganda ci siamo dentro da molti anni. Ma negli ultimi mesi stiamo assistendo a un crescendo che non sembra avere fine.
Il termine è stato coniato da tre ricercatori, Michał Klincewicz, Mark Alfano e Amir Ebrahimi Fard, unendo “slop” (la poltiglia dei contenuti generati dall’IA) e “propaganda”.
Il concetto è semplice: quando strumenti di IA sempre più accessibili incontrano la comunicazione politica, il risultato è una propaganda a basso costo, ad altissima velocità e con regole tutte nuove.
In un recente articolo, il The Guardian ha raccolto 10 immagini generate con l’IA e pubblicate dalla Casa Bianca sui propri canali ufficiali. Dieci casi che, al di là della posizione politica di ciascuno, mostrano cosa succede quando l’IA diventa uno strumento di comunicazione istituzionale.
Trump raffigurato come un re su una finta copertina del Time. L’immagine di Trump come Papa, pubblicata il giorno dopo la morte di Papa Francesco. Trump come Jedi il 4 maggio, giornata di Star Wars. Un’immagine di una donna in lacrime durante un arresto, alterata per renderla più emotiva di quanto fosse nella realtà. Un poster in stile propaganda vintage con lo slogan “Stand with ICE”. Un video della Casa Bianca dorata sotto una pioggia di monete d’oro.
Tutte immagini generate o manipolate con l’IA. Tutte pubblicate da account istituzionali. Nessuna con la nota “immagine generata artificialmente”.
Secondo i ricercatori che hanno studiato il fenomeno, le rappresentazioni di informazioni che si sono dimostrate false continuano a influenzare le credenze e il ragionamento delle persone anche dopo essere state corrette.
In altre parole: anche quando sappiamo che qualcosa è falso, il nostro cervello in parte ci crede ancora.
La Slopaganda però non è solo un problema americano. È un modello. E quando un modello funziona, viene replicato. L’IA porta a zero il costo della propaganda visiva. Non servono più grafici, fotografi, agenzie. Basta un prompt e trenta secondi. E se lo fa la Casa Bianca, presto lo faranno tutti: partiti, aziende, istituzioni, chiunque abbia un messaggio da spingere e pochi scrupoli su come farlo.
Come sostiene Robert Topinka, ricercatore di media digitali alla Birkbeck University di Londra citato dal The Guardian, «Usano l’IA perché è il modo più veloce per far uscire contenuti. Non il modo più veloce per dire qualcosa di vero. Il modo più veloce per fare propaganda.»
La domanda, come sempre, non è sulla tecnologia. È su di noi. Su quanto siamo attrezzati, come cittadini, come genitori, come educatori, per insegnare e insegnarci a distinguere il vero dal verosimile, l’informazione dalla Slopaganda.
Perché i meme non si fermeranno. I deepfake non si fermeranno. La domanda è se il nostro senso critico riuscirà a tenere il passo.