Vent’anni fa ci affezionavamo al Tamagotchi

Comunque non dimentichiamoci che vent’anni fa c’era chi provava empatia e affezione per il Tamagotchi…

Non so se te lo ricordi, ma alla fine degli anni Novanta c’erano persone che si prendevano cura di un piccolo animaletto digitale che se non riceveva le giuste attenzioni moriva.

E quando moriva il suo padrone provava emozioni come tristezza, nostalgia, senso di colpa e depressione. Si dice che alcuni adolescenti si siano addirittura suicidati a causa del Tamagotchi. Un autista in Francia, nel 1998, ha ucciso un ciclista perché mentre guidava si stava prendendo cura del suo Tamagotchi. E in tutto il mondo sono nati cimiteri per sotterrare i propri animaletti digitali, con tanto di funerali e commemorazioni.

E il Tamagotchi era solo un ciondolo che non parlava e aveva uno piccolo schermo pixelato in bianco e nero.

Oggi abbiamo robot che parlano, si muovono, capiscono, ragionano e sono in grado, in maniera sintetica ma sempre più credibile, di simulare e interpretare emozioni.

Riusciremo a vederli solo come macchine? Oppure inizieremo a provare emozioni per loro?

Se le abbiamo provate per il Tamagotchi, sarà difficile non provarle per l’Intelligenza Artificiale.