Concludo con un’ultima riflessione generale su un futuro che è sempre più presente. Quello che si è perso nello Stato di A, descritto all’interno del romanzo T.E.R.R.A., non è tanto una vita viva, come lamentano gli abitanti della Tocqueville, quanto piuttosto una vita activa, nel senso che la filosofa tedesca Hannah Arendt propone nel suo saggio Vita activa del 1958.
Secondo la Arendt vi sono tre dimensioni della vita activa: 1) La dimensione del lavoro; 2) La dimensione dell’opera e 3) La dimensione dell’agire politico. In un mondo sempre più automatizzato, come quello descritto nello Stato di A, la dimensione che rischiamo di perdere è la terza, la dimensione dell’agire politico, inteso come agire per la libertà e l’emancipazione.
Di fronte a una complessità sempre più alta, di fronte a un numero sempre maggiore di possibilità tra cui scegliere, è facile scivolare verso una pigrizia mentale che ci spinge a delegare a una macchina ogni nostra scelta.
Nel XIX secolo la rivoluzione industriale tolse alle persone la necessità, e quindi la capacità, di fare. Quando c’era un telaio che cuciva una coperta, non serviva più che qualcuno lo sapesse fare. Duecento anni dopo, nel XXI secolo la rivoluzione tecnologica potrebbe togliere alla persone la necessità, e quindi la capacità, di pensare. Quando c’è un algoritmo che sceglie, ricerca e pensa per noi, non potrebbe servire più qualcuno che lo sappia fare. Di fronte a una complessità sempre più alta, di fronte a un numero sempre maggiore di possibilità tra cui scegliere, è facile scivolare verso una pigrizia mentale che ci spinge a delegare a una macchina ogni nostra scelta. Da quali scarpe comprare per andare a correre (pensiamo ai tanti suggerimenti personalizzati che troviamo negli eCommerce) fino a quale scuola scegliere per i nostri figli (pensiamo ai molti risultati delle ricerche online che influenzano le nostre decisioni), quale assicurazione fare (pensiamo agli aggregatori online che utilizziamo per comparare le offerte di prodotti, di assicurazioni, di voli aerei etc etc) o quale casa comprare (pensiamo alle piattaforme che regolano il mercato immobiliare).
Nel momento in cui deleghiamo, come uomini, il nostro pensiero a una macchina, stiamo lentamente perdendo una delle nostre capacità più distintive: il senso critico. Stiamo scegliendo di diventare sempre meno autonomi e sempre più automi.
Già ora la nostra vita è influenzata ogni giorno da algoritmi che condizionano le nostre scelte. Nel momento in cui però deleghiamo, come uomini, il nostro pensiero a una macchina, nel momento in cui diamo a una macchina il compito di pensare al posto nostro, di lavorare al posto nostro o di scegliere al posto nostro, stiamo lentamente perdendo una delle nostre capacità più distintive: il senso critico. Stiamo scegliendo di diventare sempre meno autonomi e sempre più automi.