L’importanza di non perdere due competenze che stiamo perdendo: la capacità di scrivere a mano e di fare i conti a mente.
Sam Altman, CEO di OpenAI, l’azienda che ha creato ChatGPT, scrive ancora a mano e, da bambino, era un campione di calcolo a mente.
Durante un episodio di “How I Write”, Altman ha rivelato di essere un grande sostenitore della scrittura a mano e di utilizzare molto i taccuini, consumandone uno ogni due o tre settimane. Per lui, la scrittura è innanzitutto uno strumento per pensare con maggiore chiarezza, tanto da paragonare l’importanza di imparare a scrivere a quella di imparare a programmare.
Questo paragone suggerisce che il valore della scrittura, come quello della programmazione, non risiede solo nel prodotto finale (un testo o un’applicazione), ma nel processo mentale che si attiva. Scrivere costringe infatti a strutturare i pensieri, a organizzarli in modo logico e a chiarire le proprie idee.
Lo stesso vale per il calcolo a mente. In un’intervista, il fratello di Sam Altman, Jack Altman (anche lui imprenditore di successo), ha raccontato che, da piccoli, tutte le sere cenavano insieme in famiglia e poi giocavano al gioco della “radice quadrata”: la loro mamma pronunciava un numero con tante cifre e lui e i suoi fratelli facevano a gara per indovinarne il risultato. Di solito a vincere era sempre Sam.
Oggi abbiamo calcolatrici che possono fare i conti per noi e computer che possono scrivere per noi. Saper scrivere e saper fare di conto non hanno più un’utilità pratica.
Eppure continuano a essere due competenze chiave: non per produrre, ma per pensare; non per generare un testo o risolvere un’equazione, ma per allenare il ragionamento che ci porterà a capire cosa scrivere e come risolvere un problema matematico in un modo che una macchina non è in grado di fare.