Meno social media, più libri: l’effetto del divieto

Meno Social Media = Più libri. L’effetto prevedibile del divieto di usare lo smartphone a scuola.

Un recente articolo del New York Times ha riportato il caso della Jefferson County Public Schools in Kentucky, dove — a seguito di un nuovo divieto statale sull’uso dei cellulari a scuola — il numero di libri presi in prestito è esploso.

Solo nei primi 17 giorni di scuola, uno degli istituti superiori del distretto ha registrato oltre 1.200 libri presi in prestito. Più del doppio rispetto all’intero anno scolastico precedente. In un’altra scuola, il 40% degli studenti ha preso almeno un libro dalla biblioteca. L’anno scorso erano la metà.

Eppure, il titolo dell’articolo parla di un vantaggio “inaspettato” del divieto di usare lo smartphone a scuola.

Inaspettato per chi? Il risultato è tutt’altro che sorprendente.

Se diamo a un adolescente uno smartphone, è ovvio che scorrerà un feed piuttosto che leggere un romanzo. È la scelta più facile, comoda, condivisa da tutti.

Se però gli togliamo lo smartphone, scoprirà che ci sono alternative. Tra cui la lettura.

Il problema non è (solo) dei ragazzi.

Il problema siamo anche noi adulti, che abbiamo colonizzato il loro tempo, le loro giornate, le loro menti — con notifiche, distrazioni, sorveglianza digitale e modelli comportamentali sempre connessi.

Abbiamo tolto ai giovani il diritto alla noia. E con essa, anche il diritto alla scoperta.

Cosa succede quando togliamo il rumore? Cosa succede quando non riempiamo ogni secondo di scroll, di chat, di contenuti da consumare passivamente?

Succede che:

Torna la curiosità.

Torna l’attenzione.

Torna anche la lettura.

E non serve un piano educativo da milioni di dollari.

A volte basta un semplice divieto per restituire ai ragazzi un pezzetto della loro educazione perduta.

I dati sono allarmanti: negli USA, un terzo dei 12th graders non ha nemmeno le competenze basilari di lettura. Ovvero: non sanno comprendere un discorso politico o seguire istruzioni mediche di base.

E in Italia la situazione non è migliore: solo la metà degli studenti diciottenni raggiunge un livello accettabile in Italiano e Matematica.

Ovvio, questo non dipende solo dagli smartphone o dai social media.

Ma quando queste tecnologie vengono usate ogni giorno, per molte ore al giorno, totalizzano inevitabilmente la mente delle nuove generazioni, impedendo loro di esplorare altre forme di intrattenimento e scoperta.

Qui l’articolo completo del New York Times: https://www.nytimes.com/2025/09/17/opinion/phone-bans-schools-kids.html?unlocked_article_code=1.nk8.E_fs.-aCdONnI3bP4&smid=url-share