Vietare i social ai minori non basta

Dopo l’Australia anche il Regno Unito ha vietato l’utilizzo dei Social Media ai minori di 16 anni con l’obiettivo di andare “oltre qualsiasi altro Paese al mondo” nel proteggere i ragazzi dai rischi online.

È una scelta condivisibile ma che, almeno per ora, non ha gli effetti desiderati.

Secondo un recente articolo del NYT infatti, in Australia, a sei mesi dall’entrata in vigore, la legge ha in gran parte fallito nel tenere i ragazzi lontani dai social.

Sette famiglie su dieci dicono che i figli che avevano già un account ce l’hanno ancora.

I trucchi per aggirare i controlli sono banali: un baffo disegnato sul viso per ingannare la scansione dell’età, una data di nascita falsa, l’account di un fratello maggiore.

Vietare i Social Media ai minori di 16 anni dunque è giusto, ma non è abbastanza.

Anzi rischia di essere inutile se prima non cambiamo noi come genitori. Se non siamo noi per primi a dare l’esempio.

Se passiamo ore a scrollare i Social, se stiamo sempre con il telefono in mano, se chiediamo a ChatGPT in automatico qualsiasi cosa e, soprattutto, se regaliamo lo smartphone con tanto di accesso ai Social ai nostri figli in prima media, come possiamo sperare che basti una legge per convincerli a smettere di usare questa tecnologia ogni giorno più ore al giorno?

È un tema di responsabilità condivisa: tutti insieme come genitori abbiamo il dovere di creare una cultura e un ecosistema che permetta agli adolescenti di crescere senza sentirsi “tagliati fuori” solo perché non sono sempre connessi.

Fonte: https://www.nytimes.com/2026/06/10/world/australia/australia-social-media-ban-under-16.html?emc=edit_wor_20260618&nl=the-world&segment_id=221695