
Viviamo nell’istante, ma non siamo più in grado di vivere il presente.
Questo grafico, pubblicato dal Financial Times, mostra come stanno cambiando nel tempo alcuni tratti della personalità (misurati con il modello dei Big Five: Coscienziosità, Nevroticismo, Amicalità e Estroversione – manca l’Openness, l’apertura mentale).
Come è evidente, negli ultimi dieci anni stiamo assistendo a un peggioramento su tutti i fronti, soprattutto nella fascia più giovane (16-39 anni).
La Coscienziosità (Conscientiousness) è il tratto che misura organizzazione, senso di responsabilità, capacità di pianificazione e dal grafico si evidenzia un crollo nei giovani (16-39) dal 2014 al 2024: scesi da circa 50 a sotto 30, i giovani di oggi risultano mediamente meno disciplinati, meno affidabili e meno orientati agli obiettivi rispetto a dieci anni fa.
Il Nevroticismo (Neuroticism) indica la tendenza a sperimentare emozioni negative (ansia, stress, insicurezza). E anche qui i giovani sono quelli più colpiti.
L’Amicalità (Agreeableness) è la misura di quanto si tende a essere collaborativi, empatici, orientati agli altri: negli ultimi dieci anni i giovani sono diventati, in media, più competitivi, individualisti o conflittuali.
L’Estroversione (Extraversion) infine indica la socievolezza, l’energia, e la tendenza a cercare interazioni. E questa persino i Boomer (60 anni +) l’hanno persa.
È colpa della tecnologia che ci rende potenzialmente più pigri e ci porta a pensare di meno, e quindi abbassa la nostra “Conscientiousness”?
È colpa dei Social Media, nati come mezzo per avvicinarci, e finiti per diventare fonte di isolamento, frustrazione e una dose massiccia di “Neuroticism”?
Oppure è colpa della Pandemia, o meglio di come abbiamo reagito ad essa, obbligando una generazione di giovanissimi a vivere per mesi isolati e chiusi in se stessi, diminuendo la loro “Agreeableness” e la loro “Extraversion”?
I fattori sono molti. Ma qualsiasi sia la motivazione, è chiara l’urgenza di invertire la rotta.
Viviamo costantemente distratti dall’istante (notifiche, gratificazioni istantanee, stimoli continui, relazioni superficiali…). E questo ci ha portato a essere emotivamente più instabili, facili vittime di ansie e preoccupazioni.
Dall’altra parte però, non riusciamo più a vivere il presente. Sempre proiettati verso un futuro che ci spaventa o un passato, spesso idealizzato, che ci manca.
E forse dunque la direzione verso cui far rotta potrebbe essere questa: vivere più nel presente e meno nell’istante.