
Da questa domanda dipende molto del nostro futuro: quanto conta che sia reale?
Quanto conta che la persona con cui parliamo quotidianamente sia reale? Se non conta, una parte delle conversazioni che oggi abbiamo con persone reali un domani le avremo con avatar. Se questo scenario può apparire inverosimile, basta pensare che già oggi la fascia di età 18-24 anni passa diverse ore al giorno a chattare con persone virtuali su piattaforme come Character.ai
Quanto conta che il modello o l’ambientazione di una pubblicità siano reali? Se non conta, molte pubblicità oggi realizzate con persone e luoghi reali domani saranno create con Intelligenza Artificiale Generativa.
Quanto conta che il medico al quale ci rivolgiamo per una diagnosi sia reale? Se non conta, molte diagnosi oggi effettuate da medici saranno affidate ad algoritmi.
Quanto conta che lo psicologo o il counselor che ci accompagna in un percorso personale sia reale? Se non conta, presto ci affideremo ad Intelligenze Artificiali Generative capaci di comprensione ed empatia simili a quelle umane. Improbabile, anche qui basta pensare che già oggi sistemi come Sesame mostrano capacità di espressione indistinguibili da quelle di una persona.
Quanto conta che il collega o il dipendente con cui lavoriamo ogni giorno sia reale? Se non conta, una quota crescente dei ruoli oggi svolti da esseri umani sarà presto gestita da “Agent” virtuali.
Più in generale dunque, cosa conterà un domani? Chi o cosa svolge una determinata attività, oppure solo la qualità del risultato finale?